
François Kamate Kasereka, attivista congolese che ha ricevuto quest’anno il premio della Fondazione Alexander Langer.
Euromediterranea 2026 – One planet. Joining hands, la manifestazione annuale della Fondazione Alexander Langer Stiftung ha fatto tappa anche a Como il 21 aprile scorso. Abbiamo incontrato Kamate Kasereka François, attivista congolese del Nord Kivu e vincitore del Premio Internazionale Alexander Langer 2026. Il Premio Langer è assegnato a chi, oggi, traduce in pratica il suo pensiero: contrastare le disuguaglianze, superare nazionalismi aggressivi, difendere convivenza interetnica, diritti umani e ambiente.
Una giornata organizzata da Giulia Galera della Fondazione Alexander Langer Stiftung insieme ad Arci Como e Coordinamento Comasco per la Pace conclusasi alla sera a Villa Gallia a Como dove François Kamate Kasereka ha parlato di “Pace, ambiente, giustizia sociale. Diritti negati in terre dimenticate.”
Il Nord Kivu in Congo infatti è una terra ricca e martoriata, dove interessi estrattivisti alimentano da decenni conflitti armati e crisi umanitarie. Kamate è cresciuto lì. E ha scelto di attivarsi per il suo popolo con la nonviolenza. Ogni giorno entra nelle scuole, organizza mobilitazioni e campagne, costruisce consapevolezza: pace, lavoro dignitoso e tutela dell’ecosistema sono un unico nodo. Se ne sciogli uno, cadono tutti.
E come diceva Langer: «La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile». Kamate la rende desiderabile ogni giorno, rendendo visibile il legame tra giustizia climatica, decolonizzazione e costruzione della pace. Lo fa regalando un albero invece che armi, costruendo reti pacifiche per contrastare conflitti, portando la sua voce e storia al mondo per amplificarla e farla sentire a tutti.

L’attivista congolese Kamate Kasereka a Como.
Tanti gli spunti di riflessione e una domanda lasciata aperta: come agire concretamente?
A questo proposito sono intervenute a fine serata alcune associazioni comasche che hanno portato la loro testimonianza di esperienze sul territorio: Roberto Fumagalli del Circolo Ilaria Alpi, Micol Dell’Oro di Ecofficine, i nostri Hiwot Girma Abebe e Giorgio Bene di Miledù ricordando la nostra missione.
“L’obiettivo di Miledù – ci ha ricordato Hiwot nel suo intervento – non e’ semplicemente creare lavoro: è far sì che i lavoratori coinvolti diventino protagonisti di un progetto condiviso. Un esperimento molto complesso, con alti e bassi. Quello che tentiamo di fare è, nel concreto, accompagnare le persone che lavorano per Miledu, cercando per quanto possibile di dare risposta anche ai loro bisogni abitativi e sociali. La nostra ambizione è quindi coniugare giustizia sociale e giustizia ambientale.
Come perseguiamo questo obiettivo ambizioso? Creando opportunità di lavoro e prendendoci cura dell’ambiente!”

Hiwot Girma Abebe e Giorgio Bene di Miledù durante il loro intervento.